27 LUG – Presentato un Disegno di legge per la regolamentazione dei rapporti tra Inps e medici.
Il provvedimento mira una riforma che “permetta ai medici Inps di svolgere la loro professione
con una retribuzione adeguata e con criteri pensionistici propri della loro attività”.
Il Disegno di legge è stato presentato ieri dal segretario della commissione Finanze e Tesoro
del Senato, Antonio Gentile.
Così “si vuole risolvere definitivamente un problema che si trascina ormai dal 1986 –
ha spiegato il segretario -.
A oggi in Italia sono circa 1.600 i medici che non hanno un rapporto con l’Inps
regolato da presupposti giuridici reali che permetta loro di poter svolgere la loro professione
con una retribuzione adeguata e con criteri pensionistici propri della loro attività.
Il rapporto con l’Inps non permette, infatti, ai medici di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa
anche di collaborazione coordinata e continuativa con altro datore di lavoro pubblico o privato”.
“Di contro – ha continuato Gentile - il medico retribuito ‘a prestazione’,
e ha l’obbligo di reperibilità e di disponibilità nei giorni feriali e festivi senza alcuna retribuzione.
Inoltre il medico non ha alcun trattamento integrativo
e deve sopportare una serie di costi aggiuntivi, quali
l’assicurazione per infortuni sul lavoro, l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi
lesi durante l’espletamento della prestazione e la contribuzione pensionistica.
Nella presente proposta di legge, si è scelto come punto di riferimento il contratto di lavoro
in convenzione che i medici del Servizio sanitario nazionale stipulano
con le aziende sanitarie locali, perché per alcuni aspetti risulta simile
al rapporto di lavoro previsto per i medici dell’Inps”.
“Infatti - ha concluso Gentile - una serie di requisiti, quali
il collegamento dell’attività svolta con i fini istituzionali dell’ente,
l’esclusività del rapporto di lavoro, il carattere continuativo e non episodico della prestazione
e la collocazione in subordine nell’organizzazione dell’ente,
nonché il controllo che l’Istituto esercita sui medici,
rendono il rapporto di lavoro dei medici convenzionati con il Ssn
assimilabile a quello dei medici fiscali dell’Inps”.