Sin.Me.Vi.Co

Sindacato Medici Visite di Controllo     							

      torna all'  indice del sito

  torna alla sezione  informazioni

  

 

 

Roma, 13 maggio 2013. Comunicato n°:  99

 

 

A tutti i medici di controllo INPS, iscritti e non iscritti al Sinmevico.

Oggetto: sospensione VMC d' ufficio per i lavoratori privati. relazione mandata agli onorevoli

Marina Berlinghieri (PD) e Davide Caparini (Lega Nord)

per una interrogazione parlamentare di lunedì 6 maggio.

 

 

 

L’Inps ha sospeso dal 30/04/2013 le visite fiscali di controllo d’ufficio per i lavoratori in malattia.

Tale decisione, scritta in una scarna comunicazione interna dell’ ente di previdenza, sancisce la temporanea sospensione per le visite disposte d’iniziativa dell’istituto,

e viene giustificata con la necessità di raggiungere l’obiettivo di 500 milioni di euro di risparmio nel bilancio 2013,

sulla base di quanto previsto dalla legge di stabilità.

 

Il provvedimento che in teoria dovrebbe tagliare la spesa di circa 50 milioni l’anno per queste prestazioni,

non tiene minimamente conto delle conseguenze che in pochi mesi determineranno per l’Inps un incremento delle spese (indennizzo di malattia,

azzeramento delle sanzioni per assenze non giustificate e mancata chiusura delle prognosi) di gran lunga superiore al risparmio ottenibile dalla sospensione del servizio.

 

Questo grossolano errore deriva dalla mancata valutazione (o dalla ancor più grave mancata conoscenza) delle modalità di svolgimento dell’attività della medicina fiscale

(come si evidenzia purtroppo dall’inadeguatezza della strutturazione della nuova procedura telematica), ma soprattutto dalla mancata valutazione delle finalità del servizio stesso.

 

Come tutti sanno (o dovrebbero sapere), gli obiettivi delle visite fiscali di controllo sono essenzialmente tre.

1) AZIONE DETERRENTE SULL’ASSENTEISMO,

2) SANZIONI PER ASSENZE NON GIUSTIFICATE E CONSEGUENTE RIDUZIONE DELL’INDENNIZZO DI MALATTIA EROGATO DALL’INPS,

3) RIDUZIONE DEI GIORNI DI PROGNOSI E/O CHIUSURA A TERMINE DELLA MALATTIA CON IMPOSSIBILITA’ DI CONTINUAZIONE DELLA MALATTIA DA PARTE DEL LAVORATORE.

 

Per quanto riguarda il primo punto, è facilmente intuibile che la sospensione dei controlli determinerà un aumento spropositato dell’assenteismo

con conseguente incremento del costo per l’indennità di malattia per le casse pubbliche ben superiore al costo del servizio

(secondo il coordinatore nazionale della FIMMG INPS, dr Alfredo Petrone, ogni aumento dell’assenteismo tra 0,1% e lo 0,2% produrrà un costo di 100 milioni di euro in più).

 

Per quanto riguarda il secondo punto, la sospensione delle visite fiscali comporterà l’azzeramento delle sanzioni per assenza non giustificata

e la portata del danno economico per l’Inps è facilmente deducibile dai dati della sede di Brescia.

 

Nella sede di Brescia nell’anno 2012 sono state effettuate 13.850 visite fiscali che hanno determinato un totale di 2.240 sanzioni (assenza, indirizzo errato e non reperibilità)

con una media mensile di 1.154 visite ed una media mensile di 187 sanzioni.

Nei primi quattro mesi del 2013, a causa della riduzione delle visite richiesta da Roma, sono state effettuate 3600 visite fiscali che hanno determinato un totale di 470 sanzioni

con una media mensile di 900 visite ed una media mensile di 117 sanzioni.

 

Da questi dati si evince chiaramente che maggiore è il numero di visite effettuate e maggiore è il risparmio dell’Inps

e che una semplice diminuzione delle visite (-254 al mese) ha determinato la diminuzione delle sanzioni (-70 al mese).

 

Riveste una finalità altrettanto importante (forse la più importante ed efficace) anche il terzo punto

in quanto sia la chiusura anticipata della prognosi che la chiusura a termine della prognosi, impediscono al lavoratore di fare continuazione di malattia

(qualora il lavoratore si recasse dal medico curante, quest’ultimo ignaro del giudizio di idoneità emesso dal medico fiscale) con conseguente blocco automatico dell’indennizzo di malattia.

 

Il controllo fiscale ed il giudizio di idoneità (nella sede di Brescia la percentuale di idoneità al lavoro si è attestata nell’ultimo periodo tra il 25% ed il 45% per quasi tutti i medici)

sono il meccanismo più efficace per contrastare non solo l’abuso di assenteismo ma soprattutto per stroncare quel sistema poco visibile (ed a torto poco valutato a Roma) di estorsione

ai danni dell’istituto che si perpetua quotidianamente.

 

Sempre più frequentemente, nello svolgimento delle visite fiscali, i medici di controllo si trovano di fronte a prognosi di 2-4-6 mesi,

o per patologie croniche (l’indennizzo di malattia è previsto per le fasi acute di malattia con limitazioni funzionali),

o per pazienti in attesa di interventi chirurgici (es.: una lesione del corno posteriore del menisco mediale del ginocchio non compromette le normali funzioni di vita quotidiana

e non costituisce una limitazione per la maggior parte delle mansioni lavorative),

o per pazienti asintomatici (in sostanziale stato di benessere psico-fisico) con diagnosi generiche come lombalgia o sindrome depressiva,

che in realtà sono in attesa della vicina pensione, o sono in attesa di un cambio di lavoro magari perché non più idonei alla mansione lavorativa (e nel frattempo svolgono attività in nero),

o peggio ancora nell’edilizia, per lavoratori che si mettono in malattia per svolgere lavori a turno a casa propria o dei parenti.

 

Un’altra situazione paradossale emersa in questo periodo di crisi è

l’ indicazione sempre più insistente che soprattutto le aziende o gli artigiani, che non possono usufruire della cassa integrazione,

danno ai propri dipendenti di mettersi in malattia al fine di ridurre il personale, ovviamente a spese dell’Inps.

 

La percentuale delle visite richieste dai datori di lavoro è inferiore al 25%

e soprattutto le aziende che traggono un vantaggio dalla malattia dei propri dipendenti,

non chiederanno mai una visita di controllo che determinerebbe la fine della malattia ed il rientro al lavoro del dipendente.

 

Dopo aver evidenziato le finalità e l’efficacia dell’attività della medicina fiscale non si può evitare di sottolineare che questo ingiusto ed immotivato provvedimento

porterà di fatto al licenziamento di più di mille medici che collaborano da decenni con l’Istituto.

Non si può altresì evitare di rimarcare la mancanza di riconoscenza da un punto di vista morale e professionale, da parte della dirigenza Inps di Roma

che forse dimentica che all’atto della firma dell’accettazione dell’incarico è stato imposto ai medici fiscali un rapporto di collaborazione esclusiva con l’Istituto,

dettata dalle incompatibilita’ previste praticamente per qualsiasi altra attivita’ medica.

 

 

DR. MAURIZIO ZANONI

RAPPRESENTANTE DEI MEDICI FISCALI – SEDE INPS DI BRESCIA